Settimana del Buon Vivere: l’inizio

L’edizione pilota del 2010, ispirata dai temi della salute e della responsabilità

 

Tutto è cominciato nell’ottobre 2010.

La Settimana del Buon Vivere di Forlì, alla sua prima edizione, ha proposto al pubblico un’equazione: identità = benessere = sviluppo. Fino a che punto questi tre concetti hanno a che fare l’uno con l’altro? Quali sono i loro punti di contatto? La salute fisica e mentale, individuale e collettiva è stata la regina della manifestazione forlivese nell’anno del suo esordio.

Salute che per “quelli del Buon Vivere” – in primis per Monica Fantini, ideatrice della kermesse – fa rima con responsabilità.

Le raccomandazioni del presente devono tramutarsi in cultura del futuro, in una formula da seguire per far crescere la propria comunità più forte, ricca e felice. Ecco perché la Settimana del Buon Vivere raduna le migliori energie del territorio, ne rappresenta le principali virtù. Una fra tutte, il sentimento (qui diffuso) di appartenere a una società coesa e solidale, in cui la persona e la famiglia svolgono un ruolo fondamentale.

Queste premesse spiegano la rosa degli ospiti dell’edizione numero uno del Buon Vivere. Tanti i professionisti della salute (per fare qualche nome, hanno partecipato l’oncologo Dino Amadori e gli ematologi Franco Mandelli e Sante Tura), accanto a esperti della comunicazione come Simona Branchetti, Federico Quaranta e Livia Azzariti. La prevenzione passa dal mangiare bene e sano e l’alimentazione è stata un argomento molto discusso in più eventi. Il cibo degli adulti e quello dei bambini, senza trascurare la convivialità dello stare a tavola, celebrata dalle cene organizzate nel corso della settimana da Casa Artusi di Forlimpopoli, il centro di cultura culinaria dedicato all’illustre gastronomo Pellegrino Artusi.

Il Buon Vivere ha cercato il dialogo con spettatori di tutte le età. Numerosi gli appuntamenti dedicati ai giovani e alle scuole. Fin dall’edizione di debutto il format prescelto è stato quello di un contenitore culturale e divulgativo capiente e sfaccettato. Il programma ha previsto tanti incontri pubblici così come eventi cinematografici, spettacoli di teatro per bambini, aperitivi salutistici con gli sportivi di Serie A del Cesena Calcio e della Fulgor Libertas Basket, sessioni di Yoga della risata e Thai Chi, voli in mongolfiera. Sempre nella funzione di vetrina per realtà meritevoli di Forlì e dintorni, il Buon Vivere ha messo in agenda anche altri profili del benessere. Emblematico il caso delle Giornate per l’Economia Civile di Bertinoro, quando il pubblico ha avuto modo di riflettere sul ruolo del volontariato e del terzo settore insieme a Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera e fondatore del Gruppo Abele.

Pratica quotidiana del singolo e della collettività, educazione che necessita di possibilità concreta di applicazione: era ancora il 2010, ma il Buon Vivere aveva le idee chiare su quale direzione intraprendere per il futuro. Responsabilità, sostenibilità e condivisione sono diventate nei suoi dieci anni di vita una specie di mantra che sempre più persone riconoscono e accolgono nelle loro vite. Proprio dove volevamo arrivare: un Buon Vivere che si fa identità.

 

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