“Alto” e romagnolo

A Modigliana il progetto “Stella dell’Appennino”, quando l’unione fa la forza

 

Sangiovese di montagna al posto di un mare preistorico. Si potrebbe riassumere così la rivoluzione avvenuta nel corso di millenni a Modigliana, vicino al confine fra Toscana e Romagna. L’esperienza professionale e culturale “Stella dell’Appennino” è inscindibile da un terroir particolarissimo: un racconto collettivo da assaporare nel calice, accennato anche nel numero 2 della rivista “Terra del Buon Vivere”.
Dodici aziende vinicole, tutte attive nei dintorni, hanno creato un marchio comune proprio per valorizzare l’identità del rosso prodotto in quest’area. Nel logo dell’iniziativa, tre linee si incontrano alla testa di una cometa come le vallate solcate dai torrenti Acerreta, Tramazzo e Ibola convergono a Modigliana. Un simbolo per contraddistinguere le bottiglie di Sangiovese messe in commercio dai viticoltori coinvolti nel progetto dalla vendemmia 2016 in poi.
Cosa accomuna i vini di “Stella dell’Appennino”? L’altitudine dei vigneti che si aggrappano alle colline intorno al paese; il suolo, dove l’arenaria, componente della sabbia, si combina con la marna, cioè argilla cementata con calcare o conchiglie del mare che è stato sostituito dall’Appennino; il bosco, i cui alberi hanno radici che trafiggono le rocce, aprendo il varco ad acqua, ossigeno, sostanze organiche che permettono alle viti di fruttificare. “Le vigne sono fondamentalmente rubate al bosco”, spiega Luca Monduzzi, uno dei produttori, “questo ha ripercussioni positive sulla biodiversità, la rappresentazione plastica che si deve intervenire meno in vigna”.
Un tris di elementi arricchito dalla menzione geografica aggiuntiva (MGA) Modigliana, riservata al “Romagna” Sangiovese DOC prodotto con le uve coltivate nel territorio comunale. “Le vendemmie sono più lunghe, come le maturazioni”, continua Monduzzi, “sono vini abbastanza scarichi a livello alcolico, con un tannino poco ‘sgomitante’. Sono molto freschi, taglienti nel bicchiere, con un frutto quasi marginale e lasciano campo alla mineralità, all’agrume”. Sembra che la diffusione delle viti nella zona sia da attribuire, durante il Medioevo, soprattutto all’opera dei monaci Vallombrosiani, a cui il vino serviva fra l’altro per le funzioni religiose. Questa comunità di benedettini deteneva all’epoca il sapere (custodito nei volumi delle sue biblioteche e tramandato in latino) e gli ettari di terra necessari per far prosperare il vitigno.
L’affetto che lega da secoli Modigliana al Sangiovese detta oggi il calendario locale degli eventi. A dicembre la pro loco e il Comune rinnovano ogni anno l’usanza di accendere un grande ceppo di legno in piazza Matteotti durante la manifestazione del Zoc ed Nadél. Il fuoco viene mantenuto in vita fino all’Epifania e tutte le sere gli abitanti del paese possono assaggiare cibo di qualità, a seconda delle iniziative delle associazioni e delle aziende che animano ciascuna data. Una domenica sera dell’ultima edizione ha visto come protagoniste proprio le cantine di “Stella dell’Appennino”, organizzatrici di una degustazione all’aperto.
La sagra del rosso di Modigliana invece si svolge nella seconda metà di aprile. “Modigliana DOC Sangiovese in festa” ospita appuntamenti enogastronomici, letture, bancarelle di prodotti tipici e artigianato. Il gruppo di viticoltori poi ha preparato finora tre presentazioni (una all’anno) dei “vini con la Stella” in autunno. Di solito il programma prevede una cena gourmet curata da un prestigioso chef italiano che include nel menù le bottiglie del marchio collettivo, una degustazione, postazioni per gli assaggi, visite guidate sul territorio.
“C’è chi preferisce una Romagna più rassicurante, quella del tannino caldo e rosso”, conclude Luca Monduzzi. “Questi sono vini un po’ differenti e ci siamo sempre detti che la diversità è la chiave vincente della contemporaneità. Che un vino sia buono nel 2020 è facile, l’importante è che sia riconoscibile”.

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